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I commenti più recenti

  • Storia degli ebrei di Roma : dall'antichità allo smantellamento del ghetto

    Berliner, Abraham

    • 22-05-2022
      Maria D'elia La storia dei romani veri
      Gli ebrei romani e Roma, un libro davvero completo e affascinante.
  • Storia degli Ebrei nell'Italia moderna : dal Rinascimento alla Restaurazione

    Caffiero, Marina

    • 22-05-2022
      Maria D'elia Interessante e completo
      Davvero un'analisi completa della presenza ebraica in Italia in età moderna.
  • Tu non conosci la vergogna : la mia vita eleganzissima

    Foer, Drusilla

    • 22-05-2022
      Un’ interessate “anziana soubrette” !
      Incuriosita dal personaggio, Drusilla Foer, che elegantemente è scesa dalla scala del Festival di Sanremo 2022 mi sono messa alla ricerca di informazioni. Ho scoperto quest’autobiografia, dove Gianluca Gori, ideatore del suo alter ego Drusilla Foer, scompare dietro le quinte per permetterci di conosce meglio Drusilla Foer un”anziana soubrette”, come lei stessa si definisce. Nell’autobiografia la narrazione della sua vita, dell’infanzia, dell’amore con l’A maiuscola, della famiglia, dei ricordi, del teatro e della musica avviene con un linguaggio semplice, perfetto, elegante e ironico tutte caratteristiche del personaggio che mi ha incuriosito. Questo stile di scrittura rende il libro godibile e scorrevole. [Vanessa BdRBa]
  • Meglio non sapere

    Marrone, Titti

    • 22-05-2022
      Rafael Hidalgo De La Torre Memòria per il futuro
      È meglio non sapere o è meglio sapere? Sono convinto che sia senz'altro meglio sapere... e combattere! Prendiamo a caso alcuni nomi: Lingfield, Terezin, Auschwitz, Theresienstadt, Napoli, Kaschau, Praga, Portico di Ottavia a Roma, via Morghen a Napoli, Fiume, Vydrinka, Croazia, Galizia, Caserta, Dachau, Israele, Amburgo. Sono luoghi noti e meno noti ma tutti alquanto significativi, da scoprire e approfondire. Intraprendiamo il viaggio attraverso piccoli episodi di vita quotidiana, partenze senza morte, viaggi non di sola andata, ma anche viaggi senza ritorno... Aggiungiamo ora i nomi di alcune persone: Alice Goldberger, Anna Freud, Tatiana e Andra, Sergio, Esther e Shana, Manna Weindling, Myriam, Sarah Moskovitz, Giuseppe Parlato, Gisella Perlow, Bucci e De Simone, Mira e Giovanni, Ruth Fellner, Sir Benjamin, Edith L'aire, Giovanni Palatucci, Rosa Farberow, Kurt Heissmeyer, Maria Luisa Duhrkopp, Günter Schwarberg, Arnold Stripper, Josef Mengele, Teodoro Morganti, Henry Meyer. Alcuni sono noti, malauguratamente noti. Altri non noti quanto sarebbe auspicabile in quanto "la vita senza memoria è un filo spezzato". Ecco, Titti Marrone ci guida in questo viaggio nella memoria e nel dolore di alcuni, nella malvagità di altri, e con sapienza narrativa e penna delicata ci fa capire che esiste un giornalismo di inchiesta di tutto rispetto. Stiamo parlando di un libro bellissimo.
  • L'odore dell'India

    Pasolini, Pier Paolo

    • 22-05-2022
      Daniela Carletti Il viaggio interiore di Pasolini
      Il libro è costellato di piccoli episodi riguardanti singole persone con le quali l’autore viene in contatto, durante il suo viaggio insieme ad Alberto Moravia ed Elsa Morante, in India nel ‘61. Se ne ricava una lettura intimista che, se per certi versi appare riduttiva, denota la volontà di sottolineare comunque questo aspetto, indipendentemente dalla “realtà India” di per sé. Pasolini entra nel vivo di piccole storie quando descrive l’uomo che attende pazientemente i resti del pasto di una famiglia sulla spiaggia, quando racconta di Josep, otto figli a carico, costretto col suo risciò a “fare il cavallo, tra quelle due orribili, ripugnanti stanghe del suo carretto.” pag.45, quando, come una goccia nell’oceano, con sentimento di carità, concetto del tutto estraneo all’India, tenta di “salvare” il piccolo Revi che però, non capisce da cosa debba essere salvato “Ogni volta che in India si lascia qualche persona, si ha l’impressione di lasciare un moribondo che sta per annegare in mezzo ai rottami di un naufragio” pag.50, o ancora quando tratteggia la propria interpretazione del sentimento altrui. L’approccio di P. verso l’India si focalizza sulla condivisione del dolore, sul rispetto della vita umana, sull’attenzione verso l’uomo a prescindere dal contesto in cui è calato. Appare lampante come non si preoccupi affatto di sconfinare nel suo proprio sentire, intriso della sua cultura, attribuendo pensieri ad altri, che in sostanza sono i suoi “I nostri villaggi sono costruiti col fango e con lo sterco di vacca, le nostre città non sono che dei mercati senza forma, tutti polvere e miseria. Malattie di ogni genere ci minacciano, il vaiolo e la peste sono di casa … Però, in questa tragedia, resta nei nostri animi qualcosa che […] è quasi allegria: è tenerezza, è umiltà verso il mondo, è amore […] Con questo sorriso di dolcezza, tu, fortunato straniero … ti ricorderai di noi, poveri indianini …” pag.74. Ben lungi da tali considerazioni, gli indiani del 1961 relegati in una casta specifica, non ravvisano la loro tragedia che peraltro è un concetto occidentale. Accettano invece la propria colpa, per aver meritato di reincarnarsi in una data situazione, nonostante il sistema castale sia stato abolito in India, con la conquista dell’Indipendenza nel ‘47. L’attenzione di P., sempre per scelta, diviene riduttiva quando analizza una condizione sociale senza inquadrarla nell’aspetto religioso che, in India, pervade la società in tutti i suoi aspetti, molto più che in altre realtà geografiche. Cosicché assistiamo ad un’analisi dai toni piuttosto nostrani “In sostanza si tratta di un enorme sottoproletariato agricolo, bloccato da secoli nelle sue istituzioni dalla dominazione straniera” pag.61, in cui l’autore “dimentica” lo statu quo del sistema castale. Insiste ancora sul tema parlando di borghesia, quando paventa la possibile evoluzione della neonata classe sociale indiana “Tutto c’è da augurare a questo popolo fuorché l’esperienza borghese, che finirebbe col diventare di tipo balcanico, spagnolo o borbonico” pag.71, dimentico delle ben più temibili convinzioni religiose radicate da qualche millennio nelle coscienze. P. sa benissimo che questa classificazione della società è del tutto estranea all’India, ma fra le righe traspare l’affermazione di sé “Io sono questo, sono un prodotto occidentale e il mio modo di vedere le cose è la mia cultura.” Man mano che il viaggio interiore di P., con una sorta di fare discreto si addentra nel cuore indiano, il poeta viene a poco a poco in contatto con le situazioni più scabrose. È in questo modo e quasi in punta di piedi che, giunge in ultimo a confrontarsi con una realtà che è impossibile disattendere, quella della morte. Per questo il racconto di quanto avviene a Benares, la città dove si va a morire, è riportata al termine del testo. Ed è proprio qui che apprende e ci descrive con toni profondi e toccanti, un modo a lui del tutto estraneo di concepire il trapasso, senza pena, senza dolore
    • 14-05-2022 Michela Colalelli Un disegno che si colora
      Impossibile non leggere questa testimonianza dopo aver letto un"idea dell'India. È come se Moravia avesse fatto un disegno e Pasolini lo avesse riempito di colori. Il primo racconta ciò che ha visto, il secondo racconta dettagliatamente le scene vissute, facendo percepire le sensazioni che lui ha vissuto. Cito: "Le cose mi colpivano ancora con violenza inaudita: cariche di interrogativi e di potenza espressiva." Come viene riportato in un'intervista allegata al libro riporto le parole dette da Moravia: "Pasolini era portato a sottolineare l'esperienza personale, privata, intima. Prova pietà per l'immensa povertà che ha modo di conoscere." Non posso aggiungere altro su questo libro perché già altri, più meritevoli di me, ne hanno descritto contenuto e bellezza. A me è piaciuto, sia come diario di viaggio, sia come stile. È il mio primo Pasolini e non sarà certo l'ultimo.
  • Un'idea dell'India

    Moravia, Alberto

    • 22-05-2022
      Daniela Carletti L'India non è un luogo, bensì un'idea
      Moravia è descritto come un personaggio freddo e scostante, il che traspare anche fra le righe di questa opera. Tuttavia, mentre la caratteriale freddezza può forse essere ricondotta ad un certo fastidio nei confronti del discorso parlato specie se intriso di quella banalità “borghese” che da buon neorealista non ha mai smesso di denunciare, in “Un’idea dell’India” essa, mescolata alla compassione, cioè “… il sentimento che si prova più spesso viaggiando in India” pag.18, trova la sua ragione nella percezione sensoriale della morte, ma anche nella constatazione della morte stessa, resa tangibile anche dallo scorrere delle spoglie lungo il corso del fiume sacro. Sottile il titolo: l’India non è un luogo, bensì un’idea, una delle tante. Per M. è un’idea dell’esistenza e del modo di concepire la vita che, essendo nella visione indiana un inevitabile pellegrinaggio verso la morte, si esprime attraverso una lenta e costante decomposizione resa evidente dalla consunzione, dallo sgretolamento, dal disfacimento, per poi giungere infine, a divenire polvere. M. lo esplicita perfino parlando del paesaggio “… il carattere predominante di questo panorama poco pittoresco ma espressivo è una grandiosità funebre a cui l’immobilità perfetta dell’aria conferisce un senso di spossata attesa, di calma esausta.” pag.17. Lo palesa giungendo nella città che si snoda per 4,5 km lungo il Gange in cui, fra i riflessi dei palazzi rovinosi che ne delimitano le rive, ondeggiano verso un sogno di Nirvana, i cadaveri senza nome di coloro che furono in transito “Parlare del senso della morte in India e non parlare di Benares sarebbe per lo meno singolare […] in realtà è una città […] non meno medievalmente brulicante e disastrosa di Calcutta o Hyderabad” pag.28; “Benares […] immersa in una luce disfatta […] filtrata attraverso le cartilagini gialle di un teschio” pag.28; o quando la sterminata schiera dei senzatetto si assopisce in strade gelide nelle notti tropicali, avvolgendo scarne ossa “… in succinti sudari, …” pag.46 Nell’Introduzione Moravia più volte sollecitato da se stesso in quanto si autointervista, non dà una connotazione precisa dell’India. Dopo 45 gg. trascorsi fra disagi che è un eufemismo ascrivere al clima e dopo aver cercato le parole più consone per trasmetterci la sua idea, ridurre tutto ad una mera definizione, vuol dire svilire la parola a materia sterile. Se vogliamo una definizione precisa, ci suggerisce quella di Schweitzer che, contrapponendo pensiero occidentale e filosofia indiana, ravvisa nell’uno l’affermazione del mondo e della vita, nell’altro la negazione di ciò, poiché per l’uomo indiano la vita terrena è una sorta di assurda commedia da recitare, allo scopo di raggiungere l’Eternità. Il libro si sofferma su ogni singolo aspetto, politico, sociale, religioso, spirituale. Ad es. la visione spirituale vigente, considera il mondo dei sensi un’illusione. Così il popolo, privato di un potente supporto (il mondo percettivo), a cui aggiungiamo la mancanza del sollievo che in altre culture si riceve dall’arte che qui, invece, avendo orrore del vuoto ridonda di figure e pullula di ornamenti, tutto in India dove si contempla solo la dimensione dell’oltre vita, si traduce in sofferenza, indigenza, malattie, per la ferocia del clima e la mancanza di una direzione da seguire, fatta eccezione per la casta di appartenenza. Tutto è lasciato a se stesso e non ha senso cosa avviene durante il soggiorno obbligato. Anzi, il brulicare della vita in tutte le sue manifestazioni fosse anche quello degli agenti patogeni che prolificano nei cumuli di materiale organico, rappresenta in quella realtà, un valore imprescindibile nel ciclo delle rinascite. Ma tutte le visioni che allungano la loro ombra sull’esistenza in India compresi i simboli dell’Induismo, presto o tardi devono fare i conti con la dissoluzione della materia a cui tutto è soggetto; ma non citerò le ultime mirabili parole del libro, per non rovinare la gioia di leggerle.
    • 10-05-2022
      Michela Colalelli Per farsi un'idea di un paese
      Con entusiasmo ho letto queste pagine. Ho scoperto un nuovo modo di scrivere di Moravia, da turista ho apprezzato come lui sia riuscito a cogliere dettagli del luogo visitato. Ha descritto la bellezza e i difetti di questo paese, intriso di religione. Spesso ha espresso similitudini con l'Italia per rendere l'idea e per far capire ai compaesani cosa aspettarsi da un viaggio in India. Non vedo l'ora di leggere la versione di Pasolini.
  • Volver

    • 22-05-2022
      Si. Lo confesso.....
      .....ho un debole per Penelope Cruz. Bellissima. Ma il motivo per cui una donna del genere la si vorrebbe sempre al fianco è più complesso. Aldomovar ci disegna e ci racconta di donne forti. Volitive. Decise. Non invulnerabili. La vita passa sopra di loro. Ma non riesce a schiacciarle mai. Con donne del genere si andrebbe in capo al mondo. Magari a piedi. Così il viaggio dura di più.
  • Il barone rampante

    Calvino, Italo

    • 22-05-2022
      Carmen Martone 2 di 3
      Come nell'episodio precedente, l'autore parte da un'idea semplice, che stavolta si sviluppa, si diversifica, si "dirama", letteralmente, ovunque, in molteplici aspetti della vita. Cosimo è un compagno di giochi, un ribelle, uno scolaro...O è uno zoologo, un botanico, un lavoratore onesto? Non oserà mica diventare massone o rivoluzionario o violento?!? È possibile trarvi una morale? A tal proposito ci sono tante vie aperte, ma "nessuna si può esser certi che sia la giusta"...Incuriosito? Sali. Ma prima: 1) Non farti ingannare dalla prima metà del libro, decisamente lenta, perché è soltanto la rampa di lancio per il resto 2) Prima di cominciare a leggere, osserva bene un albero, perché a fine libro non lo rivedrai più con gli stessi occhi 3) Buon divertimento
  • Il visconte dimezzato

    Calvino, Italo

    • 22-05-2022
      Carmen Martone 1 di 3
      Che dire, l'avessi letto prima! L'autore ci racconta una storia "a strati", come le cipolle: un racconto per ragazzi, dentro un breve romanzo che si apprezza anche da adulti, racchiuso in un racconto che esplora l'interiorità dell'uomo, tenuto dentro uno scritto che, attraverso ogni personaggio, abbraccia e spulcia la società contemporanea. A seconda della profondità che si desidera raggiungere, un romanzo che fa divertire, che fa riflettere, che mette profondamente in discussione il nostro concetto di bene e male, di morale, di etica. Se questo è solo l'inizio della trilogia...Vietato perdersi gli altri due.
  • Il ritratto

    Bernardini Ilaria

    • 22-05-2022 Laura Caterini deludente
      Per quel poco che ho letto questa storia mi è apparsa sgradevole e poco realistica. Il personaggio principale, Valeria, è antipatica e immatura, oltre al fatto che nessun amore giustifica l'invadenza nella casa dell'amante malato con una scusa quanto mai assurda. Poco credibile anche la moglie tradita da anni (ma come mai non si è accorta di niente?) che, nonostante abbia un marito immobilizzato a letto e bisognoso di assistenza, accetta di fare il ritratto ad una sconosciuta, anche se famosa, e si accinge al lavoro in un'altra stanza della casa. Non mi è chiaro il personaggio della figlia di lui perché ho smesso di leggere questo libro prima di conoscerla meglio. Sconsigliato
  • Breve storia dell'impero americano : una potenza senza scrupoli

    Ganser, Daniele

    • 22-05-2022
      Un bel saggio corposo, interessante, attuale, ricco di dettagli e riferimenti di facile consultazione, che si legge come un romanzo. Autore è il professor Ganser, che insegna a Basilea storia contemporanea e politica internazionale, ha illustrato con equilibrio una prospettiva per me nuova della storia e della politica estera degli USA dell'ultimo secolo. Diverse fonti e commenti di intellettuali di lingua tedesca, integrano quelle originali americane. Dalle analisi dettagliate e particolareggiate fornite è facile per il lettore collimare i fatti con le intenzioni dichiarate e occulte che i diversi governi hanno messo scientemente in atto. Il fine espansionistico impulsato dalle oligarchie che detengono il potere e condizionano l'intera struttura politica che a sua volta travalica i propri principi costituzionali, la Carta dell'ONU, senza riguardo per l'etica e il rispetto della libertà degli altri popoli e dei loro governi. Alcuni capitoli mettono in luce aspetti umani e sociali che spiazzano il lettore che ha reminiscenze superficiali di fatti storici e recenti che hanno coinvolto l'Europa e la nostra nazione. Da leggere
  • Terra alta

    Cercas, Javier

    • 21-05-2022 COSA SI PUO' CHIEDERE DI PIU' ?
      A differenza di altri libri di Javier Cercas, è un romanzo puro e semplice, addirittura un poliziesco. E’ il prima del successivo INDIPENDENCIA, quindi va letto prima !! E’ il passato che ritorna improvviso, implacabile, senza appello. In ogni libro di Cercas, noi italiani possiamo apprendere qualche dettaglio della guerra civile spagnolo, vero prologo della seconda guerra mondiale. Si parla anche dell’amore per i libri e gli scrittori. C’è anche una tenera storia d’amore. Che cercate di più ?
  • In Siberia

    Thubron, Colin

    • 21-05-2022
      IL GRANDE PAESE
      Per gli appassionati degli Atlanti Geografici, la Siberia è sempre stato un immenso spazio verde, con rare linee e pochissime città; per molti è associata all’idea della restrizione della libertà nei vari gradi, dall’esilio al gulag. A tutti gli effetti è il GRANDE PAESE del continente EURASIA, con una estensione pari a 43 volte l’Italia, freddo (freddissimo per i nostri standard), scarsamente popolato, pochissimo raccontato. Off limits per tutto il periodo sovietico (a parte poche aree urbane in prossimità della ferrovia Transiberiana), nel viaggio verso l’estremo est, incontreremo i sedicenti discendenti di Rasputin, ciò che rimane dello sfruttamento di risorse naturali nell’estremo nord, i buriati e tuvani, lo sciamanesimo e i Veri Credenti, la colonizzazione dell’Alaska e il Birobidzan (che vale la pena scoprire e approfondire nel bel libro di Martha Gessen). E all'estremo est, alla fine di tutto, la Kolyma, il cuore di tenebra sovietico.
  • Favole al telefono

    Rodari, Gianni

    • 21-05-2022
      Daniela Carletti Per leggere insieme ai propri figli!
      Tradotto in moltissime lingue, “Favole al telefono” è una lettura da condividere o meno, con i più piccini, in cui l’estro di Gianni Rodari ci affascina sollecitando la nostra immaginazione. Il titolo si riferisce al protagonista, il ragionier Bianchi che, trovandosi per lavoro in un’altra città, racconta ogni sera per telefono alla sua bambina, una favola in veste di ninna nanna. E di favole appunto si tratta. Collocate dapprima in un contesto quotidiano di normalità, ecco che subito, dopo i primissimi passi si decolla verso altri mondi, verso nuovi scenari all’insegna della fantasia più articolata, dove le situazioni più assurde, parafrasi della vita reale, diventano una cosa seria. Come l’autore stesso afferma, i suoi libri dovrebbero essere lo spunto per un colloquio fra adulti e bambini, un elemento da cui partire per esercitare la fantasia, inventando la prosecuzione delle storie. In questo senso uno scrittore bulgaro ha dedicato a Rodari svariati anni or sono, il suo libro “Favole al citofono”. La cosa è stata anche tradotta in pratica, recentemente, dal “Teatro dei venti” di Modena, in risposta allo stop imposto dalla pandemia
  • Colazione da Tiffany Videoregistrazione

    • 21-05-2022
      Daniela Carletti "Holly Golightly in transito"
      L’unico personaggio assente fra quelli che vanno in scena nelle pagine di Truman Capote in “Colazione da Tiffany”, è la protagonista Holly Golightly. O per lo meno, questa è l’idea che vuole dare di sé. Il leitmotiv del romanzo è il suo famoso adagio “Holly Golightly in transito” che la porta a vivere svariate realtà, cercando di non far parte di alcuna di esse. Holly cerca di trovare il suo posto nel mondo, rifuggendo qualunque collocazione, da un lato per un sentimento di inadeguatezza, dall’altro paventando ogni tipo di legame affettivo, perfino con il gatto al quale per questo, non attribuisce un nome. Il personaggio vuole apparire dunque all’insegna della trasgressione. Ma oggi, quando cioè è stato detto tutto e il contrario di tutto e la trasgressione in sé ci fa sorridere, rimane la fragilità di un essere umano vittima di un disagio esistenziale, conteso fra l’urgenza di rifuggire il dolore, e la deprimente constatazione di essere, suo mal-grado, inevitabilmente soggetto alle umane passioni, come quando Holly si dilania per la morte del fratello con il quale ha vissuto la tragicità della sua fanciullezza, o quando dopo aver liberato il gatto, disperatamente dichiara “… non sapere che cos’è tuo finché non lo butti via” pag.93. Unico antidoto concesso a se stessa, per quanto fittizio e simbolo di una felicità irraggiungibile, è la magia della luce che sotto i riflettori artificiali, brilla nelle vetrine e nelle teche di Tiffany